Ogni anno si eseguono in Italia circa 500.000 interventi chirurgici per l’asportazione della cataratta.

Si tratta di un intervento che nel corso degli anni e’ diventato sempre più sicuro e dal risultato prevedibile per il paziente e per il medico.

Numerose sono le evoluzioni tecniche che si sono susseguite nel corso degli anni.

Dapprima si è adottata un’anestesia più semplice da praticare (per il chirurgo) e soprattutto da subire (per il paziente) consistente nel solo utilizzo di un collirio, così come normalmente accade nel corso di una visita oculistica.

Successivamente e’ stato possibile minimizzare il trauma subito dall’occhio durante l’intervento.

Nel corso degli anni, infatti, sempre più sono andate riducendosi sia le dimensioni dei “tagli” corneali (fino ad arrivare a micro-incisioni minori di 2 mm) che la quantità di ultrasuoni utilizzati per la “facoemulsificazione” (frammentazione del cristallino).

 

L’evoluzione più significativa e’ però quella dovuta alle lenti intraoculari a tecnologia avanzata.

Si tratta di una lentina che viene impiantata in modo permanente all’interno dell’occhio al termine dell’intervento per ripristinare la capacità di messa a fuoco dopo la rimozione del cristallino catarattoso. Oltre alle classiche lentine mono-focali (che permettono cioè la visione nitida ad una sola distanza), sono oggi disponibili lenti intraoculari asferiche, toriche, multifocali ed accomodative.

Sono lenti tecnologicamente più avanzate che consentono di correggere durante l’intervento di cataratta anche l’aberrazione sferica delle lenti monofocali tradizionali, l’astigmatismo corneale pre-operatorio e la presbiopia, consentendo una visione agevole sia per lontano che per vicino.

Si tratta di lenti adatte circa al 30% dei pazienti affetti da cataratta che, pur richiedendo un maggior impegno sia al chirurgo (adeguata valutazione preoperatoria e selezione del paziente, accurato intervento di microchirurgia oculistica e idoneo follow up) che al paziente (costi, capacità di adattamento), promettono notevoli risultati in termini di performance visive e maggiore indipendenza da lenti correttive.

In altre parole, allo stato attuale dell’arte, tali dispositivi consentono una ridotta dipendenza postoperatoria dall’occhiale anche per vicino o nell’astigmatico elevato garantendo una visione “chiara” senza fenomeni ottici che possano ridurre la qualità dell’immagine (aloni, doppie immagini, abbagliamento, ridotta sensibilità al contrasto, problemi nella visione notturna).

Resta fondamentale però una adeguata valutazione prima dell’intervento per analizzare sia le condizioni oculari che lo stile di vita e le aspettative del paziente candidato a questo tipo di chirurgia.

Solo lo specialista potrà indicare in quali casi sarà possibile utilizzare le lenti “premium” come scelta ottimale per risolvere cataratta, presbiopia ed astigmatismo con un unico intervento chirurgico.