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Luce Pulsata epilazione definitiva Roma
20 Marzo 2013

La luce pulsata ad alta intensità è un rivoluzionario sistema per l’epilazione definitiva, utilizzato in medicina estetica per praticare trattamenti di fotodepilazione.

La tecnica della luce pulsata per l’epilazione può essere considerata come l’evoluzione dei trattamenti laser. Il vantaggio fondamentale della luce pulsata rispetto al laser sta nel fatto che essa consente di trattare aree più ampie, con maggiore sicurezza, precisione e velocità di esecuzione.

Come funziona la luce pulsata per la fotodepilazione?

La luce pulsata si serve di una sorgente di luce ad alta potenza che viene assorbita esclusivamente dai cromofori scuri, che sono la causa della colorazione del pelo. In questo modo, l’energia emanata viene assorbita quasi esclusivamente dalle parti interessate, i peli appunto, riuscendo ad arrivare fino al bulbo,che viene così eliminato in modo definitivo.

La fotodepilazione a base di luce pulsata è più sicura di altri sistemi di epilazione in quanto agisce solo sulle zone prettamente interessate, preservando tutti i tessuti intorno al pelo (che non assorbono l’energia emessa dalla luce pulsata perché privi di cromofori scuri) e quindi eliminando il rischio di follicoliti.

La luce pulsata ad alta intensità è utilizzata anche per trattamenti di fotoringiovanimento.

Per maggiori informazioni o per conoscere i costi dei trattamenti a base di luce pulsata, contatta il Centro Microchirurgia Villa Massimo, centro di eccellenza nei trattamenti di medicina estetica.

 

Trattamenti Botulino Roma
14 Marzo 2013

La causa primaria della formazione delle cosiddette “rughe di espressione” è la mimica facciale.

Ma come si formano le rughe d’espressione?

Ad ogni espressione del viso, i movimenti dei muscoli pellicciai (i muscoli mimici) provocano una contrazione e un conseguente rilassamento della pelle, su persone di ogni età. A lungo andare, la pelle può restare profondamente segnata.

Quali sono i rimedi contro inestetismi come le “zampe di gallina”?

In medicina estetica, il rimedio più valido alle rughe d’espressione è la tossina botulinica di tipo A purificata, anche nota come “botulino”: un farmaco del tutto sicuro che viene iniettato direttamente nella zona interessata provocando il blocco dell’impulso nervoso ai muscoli, attraverso l’inibizione della produzione di acetilcolina.

Bloccando la sostanza che da l’impulso ai muscoli per la loro contrazione, l’acetilcolina appunto, è possibile così ridurre e attenuare le rughe di espressione (zampe di gallina, rughe frontali, rughe delle labbra, rughe interciliari…).

I trattamenti a base di botulino sono ampiamente sperimentati da molti anni nella medicina estetica e non presentano particolari controindicazioni o complicanze.

IMPORTANTE! Il botulino può correggere le rughe e i solchi causati dall’azione dei muscoli mimici, ma non interviene sui segni provocati dall’invecchiamento cutaneo (dovuto a lunghe esposizioni al sole e/o a lampade UV) e non è egualmente efficace nel trattamento delle rughe molto profonde.

In questi casi può essere utile associare alla tossina botulinica altri trattamenti chirurgici come i fillers ( Acido jaluronico), peeling, lifting o blefaroplastica.

Contatta il Centro MVM per una consulenza o per fissare una visita: i nostri medici estetici sapranno indicarti il trattamento migliore per la tua pelle!

Oltre che nella medicina estetica, il botulino viene utilizzato anche nel trattamento di specifiche patologie, come l’iperidrosi, cefalee croniche da tensione, strabismo ecc.

Approfondiremo questo aspetto in una delle prossime news.

 

Immagine esemplificativa utilizzata nell'articolo "Carbossiterapia: trattamenti di Medicina Estetica e non solo"
8 Marzo 2013

Fra le ultime frontiere della medicina estetica nel trattamento della cellulite e dei suoi inestetismi, la Carbossiterapia si sta dimostrando fra le più efficaci.

La Carbossiterapia consiste nella somministrazione di anidride carbonica allo stato gassoso per via cutanea e per via sottocutanea, mirata a stimolare il microcircolo.

Il sangue arterioso porta ossigeno ai tessuti. La cute, attraverso i capillari, cede al sangue anidride carbonica e altri prodotti di scarto. Per tali ragioni, un buon microcircolo consente di ripulire velocemente il tessuto cutaneo da sostanze di rifiuto.

La Carbossiterapia riattiva il microcircolo, migliorando così il flusso sanguigno e il metabolismo cutaneo, e, in definitiva, incrementa l’ossigenazione dei tessuti, fondamentale per contrastare gli inestetismi della cellulite.

Il valore della Carbossiterapia non si limita ai trattamenti di medicina estetica contro la cellulite.

Questa terapia, infatti, può essere utilizzata anche per il trattamento delle seguenti patologie:

  • Trattamento di pazienti arteriopatici e della stasi del microcircolo in angiologia
  • Trattamento patologie artroreumatiche e periartriti in ortopedia.

Come funziona

Immagine esemplificativa utilizzata nell'articolo "Carbossiterapia: trattamenti di Medicina Estetica e non solo"Oggi, la carbossiterapia ha trovato spazio nel campo estetico in cui si sta rivelando particolarmente efficace in qualità di tecnica anti-aging molto efficace ma davvero poco invasiva, utilizzata anche nel trattamento di grasso localizzato o per la cura di ferite e cicatrici.

Sottoporsi a carbossiterapia non necessita di anestesia, infatti le micro-iniezioni provocano soltanto un lieve fastidio. Il trattamento si fa con un’apparecchio che va a prodrre biossido di carbonio gassoso che viene iniettato poi nei tessuti con gli aghi da filler direttamente connessi al tubo della macchina.

le sedute hanno una durata di 15-30 minuti circa e si possono sfruttare nel trattamento degli inestetismi del viso, del collo, del decolleté e delle mani, ed in tutte le parti che necessitano un trattamento drenante.

Solitamente, si effettuano 1-2 sedute a settimana per circa 10 settimane. I risultati saranno una pelle più tonica e compatta nonchè visibilmente più giovane.

Il centro di Microchirurgia Villa Massimo è un centro di eccellenza anche per i trattamenti di medicina estetica più all’avanguardia, fra cui i trattamenti con Carbossiterapia.

Equipe medica specializzata Roma
1 Marzo 2013

Quando si tratta di salute, affidarsi ad un’Equipe Medica altamente qualificata, diventa un presupposto fondamentale.

Ed è per questo, e anche a dimostrazione di grande trasparenza e professionalità che abbiamo deciso di dedicare una pagina del nostro sito agli specialisti che compongono l’Equipe medica del Centro Oculistico Microchirugia villa Massimo.

In questo modo sarà possibile per tutti i pazienti o gli utenti interessati conoscere la professionalità, le specializzazioni e l’impegno che contraddistingue il nostro corpo medico.

Cura Cheratocono Roma
22 Febbraio 2013

Il cheratocono è una patologia degenerativa della cornea a lenta evoluzione caratterizzata da un progressivo assottigliamento e sfiancamento della cornea che determina un difetto visivo definito astigmatismo miopico. Lo stesso termine cheratocono sta a significare infatti deformazione conica della cornea.

Diversi fattori fanno ipotizzare che il cheratocono sia una patologia in parte trasmissibile geneticamente, anche se la genetica del cheratocono è estremamente complessa ed eterogenea.

La familiarità è comunque considerata un fattore di rischio per lo sviluppo di questa malattia. E’ spesso associata ad altre patologie genetiche come la sindrome di down, in cui l’incidenza del cheratocono è aumentata di circa 150 volte.


cheratocono1

Topografia Corneale

cheratocono2

Profilo Cornea
affetta da Cheratocono

cheratocono3

Crosslinking

Tale patologia infatti è spesso familiare, pertanto più di un elemento della stessa famiglia può esserne colpito, anche in maniera latente , cioè senza alcun sintomo, anche senza insorgenza di astigmatismo, per questo è importante che una volta fatta la diagnosi ad un paziente anche i suoi familiari si sottopongano agli stessi esami diagnostici per escludere la possibilità di essere colpiti dalla medesima patologia.

Le cause dello sfiancamento della cornea pare risiedano in una alterazione delle fibre collagene che costituiscono il 70% del peso della cornea stessa. E’ spesso associato ad altre patologie oculari come la congiuntivite allergica, l’assenza di iride (aniridia) e la retinite pigmentosa.

La diagnosi viene effettuata con una visita oculisitica completa corredata da fondamentali esami diagnostici come: la topografia corneale, la pachimetria, lo studio della superficie posteriore della cornea. Solo attraverso tali esami diagnostici si può arrivare ad una giusta diagnosi anche in assenza di sintomi, anche nelle forme latenti, in cui la patologia pur non manifestandosi in alcun modo è comunque presente.

Le manifestazioni cliniche iniziano nell’adolescenza e la malattia tende a progredire lentamente, in genere si stabilizza intorno ai 35/40 anni. Il progressivo sfiancamento della cornea determina l’insorgenza di un astigmatismo che all’inizio può essere corretto con dei semplici occhiali ma, man mano che la patologia progredisce, tale deficit visivo necessita di una correzione sempre più elevata in termini di diottrie che può essere risolta con l’uso di lenti a contatto o, in ultima analisi, con correzione chirurgica mediante trapianto di cornea lamellare o perforante.

Lo stesso utilizzo delle lenti a contatto può pertanto creare un grave danno alla cornea già deformata dalla malattia, quindi le l.a.c. pur essendo un ausilio importante per migliorare la visione quando non si riesce più a migliorarla con occhiali, vanno usate con molta cautela specie in cheratoconi avanzati perché esse possono ulteriormente indebolire il tessuto corneale già molto compromesso.

Oggi grazie ad una nuova tecnica di stabilizzazione della patologia: il crosslinking, è possibile bloccare l’evoluzione del cheratocono; è di fondamentale importanza la tempestività della diagnosi perché il beneficio di tale tecnica è notevolmente maggiore se eseguita nei primissimi stadi della patologia.

E’ per questo che le migliori strutture mediche, come Microchirurgia Villa Massimo, oggi mirano alla diagnosi precoce di tale patologia offrendo tutta la vasta gamma di apparecchiature di ultimissima generazione che rendono possibile una chiara e tempestiva diagnosi che permetta al paziente di poter procedere alle cure meno invasive e più efficaci per contenere e ridurre al minimo i disagi che tale patologia potrebbe procurargli con una non pronta diagnosi.

 Ulteriori info sul trattamento del cheratocono a roma e sul centro per la terapia crosslinking a roma.

Dott.ssa Maria Tecla Crisci

 

Distacco del vitreo
11 Febbraio 2013

Il vitreo è una massa gelatinosa che rappresenta circa i ¾ del peso e del volume del globo oculare. Se ci immaginiamo l’occhio come una sfera potremmo dire che il vitreo è il contenuto gelatinoso di questa sfera per circa i ¾ .

Pensando sempre l’occhio come una sfera, possiamo immaginare la sua parete interna : la retina, come una carta da parati che ne riveste quasi tutta la superficie. Il vitreo è adeso a tale superficie interna (la retina) in più punti.

Queste zone di adesione per una serie di motivi possono venir meno, ciò determina quello che si definisce distacco di vitreo, evenienza molto comune che, come sintomatologia, può dare una serie di disturbi che si possono manifestare per lo più con la visione di immagini di corpuscoli mobili detti scientificamente miodesopsie: piccoli punti mobili (mosche volanti), filamenti mobili (capelli o ragnatele) tondini o semicerchi di piccole dimensioni, più raramente lampi o flashes detti scientificamente fosfeni o fotopsie.

Le cause più frequenti del distacco di vitreo sono: l’invecchiamento, la mancanza di cristallino (afachia), la presenza di un cristallino artificiale ( pseudofachia ,condizione che si verifica dopo un intervento di cataratta), la miopia, il diabete, la disidratazione. Il distacco di vitreo può in alcuni casi preludere a problematiche retiniche da lievi a molto gravi. Può sollecitare l’inizio di una maculopatia, può determinare l’insorgenza di rotture retiniche fino al distacco di retina.

Negli ultimissimi anni è stata messa a punto una nuova metodica diagnostica detta O.C.T. (tomografia a coerenza ottica) del tutto non invasiva che permette di evidenziare, analizzare, misurare e confrontare nel tempo tutte le lesioni della retina anche secondarie al distacco di vitreo, con la semplice acquisizione di immagini ad altissima risoluzione, rendendo possibile una esatta e tempestiva diagnosi che può mettere al riparo il paziente da problemi futuri che talvolta, se non diagnosticati tempestivamente, possono divenire irreversibili.

Il Centro Microchirurgia Villa Massimo si avvale di un apparecchio O.C.T. di ultima generazione (spectral domain), ben più preciso degli apparecchi O.C.T. di più obsoleta concezione; sono stati effettuati nel nostro centro grazie a tale sofisticata apparecchiatura numerosi corsi di aggiornamento ed importanti congressi sull’argomento che hanno visto partecipi i più importanti esperti.

Dott.ssa Maria Tecla Crisci

 

MVM Roma
1 Febbraio 2013

Le patologie dell’interfaccia vitreoretinica, cioè della superficie di contatto fra vitreo,(la massa trasparente e gelatinosa che occupa tutto il bulbo dietro al cristallino) e la retina, sono state studiate con sempre maggior precisione negli ultimi anni. Anche la terapia chirurgica ha avuto un notevole sviluppo negli ultimi tempi. Per semplicità di descrizione dovremmo accontentarci di veder occupato questo spazio vitreo-retina da pochi schematici elementi:

  • la retina (membrana sensoriale dell’occhio)
  • la membrana limitante interna che rappresenta uno strato interno di supporto alla retina stessa
  • la ialoide, cioè il guscio del vitreo
  • la massa vitreale

Questi elementi sono normalmente solo a contatto fra loro, senza prendere aderenze anatomiche strette, ma molteplici elementi patologici possono portare alla realizzazione di nuovi rapporti od all’introduzione fra di essi di altre formazioni anomale.

La più rilevante come frequenza ed aggressività è propriamente il Pucker (“grinza”), che prende il nome dal fatto che produce appunto delle deformazioni sulla superficie interna della retina (Fig.1)



Fig. 1


Fig. 1


Fig. 1


Fig. 2


Fig. 2


Fig. 2


Fig. 3


Fig. 4

Questa patologia è più frequente nell’età adulta e senile, e non riconosce sempre una causa ben identificabile. In linea di massima esistono comunque condizioni predisponenti, come traumi, rotture retiniche, laser e crio trattamenti, infiammazioni endoculari ecc, ma si può avere un pucker anche senza elementi rilevanti nell’ anamnesi clinica del paziente.

Vedendo il fondo oculare questa patologia appare come una rifrangenza della macula, a volte con un aspetto di trazione sui capillari retinici e questo giustifica il nome di “cellophane”, come se la retina fosse coperta da uno strato di plastica trasparente. In realtà si tratta di uno monostrato di cellule di provenienza pigmentaria che si depositano anche su tutta la superficie retinica, ma danno segni clinici al paziente solo nella parte centrale o maculare, dove il loro effetto di distorsione appare più evidente; infatti queste cellule aderiscono fra loro e tendono a ritirarsi piegando la retina a cui sono adese.

Ne consegue una distorsione progressiva del profilo retinico normale che dà come conseguenza che le immagini appaiono al paziente sfocate e distorte. Proseguendo la sua azione questa membrana strappa la retina stessa fino a romperla di solito nel punto più delicato, cioè la fovea, provocando così un foro maculare (Fig. 2); a questo punto la capacità visiva precipita drasticamente.

Elementi collaterali a questa patologia sono le aderenze vitreali, cioè punti di contatto e trazione patologici fra la retina ed la ialoide che circonda il vitreo.(Fig.3).

La prognosi di questa patologia è generalmente cattiva per la vista ed a volte l’azione trattiva può provocare come detto anche un foro maculare, cui può seguire addirittura un sollevamento della retina centrale (distacco maculare). Tutto quanto appena detto si capisce perchè ci sia una forte indicazione a ad asportare chirurgicamente in tempi precoci questa formazione patologica. E’ comunque argomento molto dibattuto fra gli specialisti a che livello visivo operare i pazienti; in linea di massima si può dire che ci si dovrebbe operare più precocemente possibile, magari prima che la vista cali in modo significativo o che sia avvertano le deformazioni delle immagini già descritte. Questo perchè l’asportazione della membrana favorisce sì la risoluzione della malattia, ma in generale non restituisce la vista perduta, se non in minima parte e dopo moltissimo tempo dall’intervento. Una azione precoce dunque permette di minimizzare il danno e favorire un recupero più veloce, senza aspettare i gravi esiti già descritti.

La terapia dunque è solamente chirurgica, grazie all’asportazione della membrana trattiva e della membrana limitante interna divenuta patologica anch’essa; l’intervento, in anestesia locale, comincia con l’introduzione di alcune microcannule atraverso la superficie oculare (sclera),tramite le quali si può eliminare tutto il vitreo endoculare fino ad arrivare alla membrana; a questo punto la membrana viene evidenziata con coloranti vitali speciali in grado di farsi assorbire solo dalle strutture da asportare, che vanno mobilizzate e poi portate via con la massima delicatezza con dei microstrumenti (Fig. 4) osservando tutto questo sotto il microscopio

Appare chiaro come tutto l’intervento sia delicatissimo e si svolga in spazi di pochi millesimi di millimetro, invisibili ad occhio nudo. Alla fine si introduce in genere un gas speciale a lunga permanenza che consente alla retina di essere compressa e stirata per qualche settimana o mese, a seconda dei casi; al paziente sarà chiesto di rimanere per qualche giorno in posizione prona e dormire a pancia sotto per facilitare il posizionamento della bolla di gas. Per una settimana si metteranno colliri e si terrà l’occhio protetto.

Successivamente si dovranno eseguire controlli ed esami programmati per un certo periodo.

Durante questi complessi interventi possono esserci problemi di ogni genere, dalle rotture retiniche ai sanguinamenti, per cui solo centri particolarmente attrezzati possono affrontarli.

Alla fine dell’intervento e del postoperatorio il paziente potrà cominciare a beneficiare di un certo recupero visivo che andrà consolidandosi nel tempo.

Il centro di Microchirurgia Villa Massimo a Roma è perfettamente attrezzato per poter affrontare con successo questi interventi e possiede una completa strumentazione per la diagnosi ed il controllo di queste importanti patologie.

Dott. Pietro Luchetti

Dott.ssa Anna Di Ciò

18 Gennaio 2013
Crosslinking Roma
Immagine di un intervento con tecnica di Cross-linking corneale presso il centro MVM-Roma

La Iontoforesi, tecnica di Cross-Linking Corneale,è una tecnica del tutto innovativa che renderà nel prossimo futuro ancor più semplice e possibile la cura del cheratocono, evitando così a molti pazienti di doversi poi sottoporre nel corso degli anni al trapianto di cornea, intervento, come noto, ben più invasivo e rischioso.

Il cross-linking del collagene corneale, sia mediante la tecnica epi off (cxl standard) che mediante la tecnica epi on (cxl transepiteliale), è ormai noto essere il trattamento di prima scelta per la cura del cheratocono e delle ectasie corneali secondarie progressive.

Tale trattamento si effettua attraverso l’utilizzo di una fonte di raggi UV-A e di un collirio a base di vitamina B2 (riboflavina) che, attivata dalla luce ultravioletta, determina un aumento della rigidità della cornea.

Entrambe le tecniche finora utilizzate hanno dimostrato efficacia grossomodo sovrapponibile, pur essendo la tecnica trans piteliale meno invasiva rispetto alla tecnica standard nella quale è necessaria la rimozione dell’epitelio corneale con inevitabili fastidi e disagi per il paziente.

Oggi una nuova tecnica di cross-linking corneale, la Iontoforesi, si impone come la migliore e definitiva tecnica di cxl del collagene corneale.

Tale tecnica si può considerare come un ulteriore perfezionamento dell’intervento trans epiteliale a sua volta già minimamente invasivo. Essa si basa sull’utilizzo di una particolare fonte di corrente a bassissima intensità -assolutamente innocua- che permette alla vitamina B2 di penetrare più rapidamente e più profondamente nello spessore corneale attraverso l’epitelio integro permettendo una maggior efficacia e una maggiore velocità del trattamento.

Informazioni post trattamento

Ci sono due tipologie di questo trattamento, ovvero,  con o senza la rimozione dell’epitelio. Naturalmente sarà uno dei nostri medici ad indicare quale sia il trattamento più idoneo per il paziente.
Si tratta di un intervento di tipo ambulatoriale che viene effettuato mediante l’anestesia in gocce. Dopo l’intervento di cross-linking, il paziente può ritornare a casa ma necessita di essere accompagnato.

Per i 2 o 3 giorni dopo il trattamento potrebbe presentarsi una sintomatologia di dolore intenso, la sensazione di avvertire un corpo estraneo o fotofobia. In seguito all’intervento è necessario osservare due giorni di riposo (si consiglia di stare a letto mantenendo l’ambiente poco luminoso).
E’ consigliabile, nei giorni seguenti evitare di leggere o guardare la TV e non sottostare ad agenti infastidenti come polvere, luce, ecc. Un altro consiglio è quello di dormire 10-12 ore a notte, almeno. La terapia post-operatoria prevede l’uso di antidolorifici per ridurre i disturbi.
Innece, nel caso di trattamento senza la rimozione dell’epitelio, la sintomatologia è quasi assente ed il recupero è più rapido.

Rivolgiti a noi

Il Centro di MVM è tra i primissimi centri di oftalmologia ad eseguire tale nuovo tipo di trattamento per la stabilizzazione del cheratocono e delle ectasie corneali.

Ulteriori info sul trattamento del cheratocono a roma e sul centro per la terapia crosslinking a roma.

Dott.ssa Maria Tecla Crisci.

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Centro Maculopatia Roma
17 Gennaio 2013

La Maculopatia legata all’età è divenuta, con l’aumento dell’aspettativa di vita, una patologia sempre più diffusa.

Questa grave patologia retinica, che può causare la perdita quasi completa dell’acuità visiva centrale si può manifestare in varie forme e può dare accenni di sé sin dalla maturità di un individuo, sotto forma di alterazioni degli strati sottoretinici.

Per il trattamento è fondamentale una diagnosi precoce ed un trattamento tempestivo, anche cercando di rallentare i fattori di sviluppo della malattia.

Le cause di questa patologia sono multifattoriali, anche se la base patogenetica è costituita da una particolare predisposizione genetica, sulla quale vanno ad aggiungersi anche le patologie generali e le abitudini di vita.

Recentemente è stato messo a punto un test assolutamente non invasivo, che permette con margini di affidabilità finora sconosciuti, di poter predire se un individuo presenta un rischio genetico di sviluppare una maculopatia legata all’età.

L’esecuzione è semplicissima, consistendo solo nel prelievo di saliva con un apposito spazzolino morbido. Il campione prelevato viene inviato ad un laboratorio di genetica centralizzato che elabora i dati e li fornisce poi con una tabella che va integrata con un piccolo questionario sulle malattie generali e le abitudini di vita del paziente.

Si ottiene così un indice riepilogativo del rischio di sviluppare la patologia. Questo test risulta anche utile quando la patologia si sia già manifestata, perché è in grado di indicare la resistenza al trattamento di questa malattia effettuato con speciali anticorpi monoclonali iniettati dall’Oculista direttamente nell’occhio.

Questo test è indicato in modo particolare per coloro i quali abbiano genitori o parenti colpiti dalla maculopatia o presentino, all’esame del fondo oculare, elementi di rischio per lo sviluppo della patologia retinica.

Il nostro Centro Microchirugia Villa Massimo è un centro pilota sia per la valutazione del rischio di sviluppare la maculopatia, con questo tipo di test e con tutti gli altri esami necessari, sia per la terapia intravitreale, necessaria per il controllo della patologia.

Dott. Pietro Luchetti

 

Lenti intraoculari Roma
27 Dicembre 2012

Ogni anno si eseguono in Italia circa 500.000 interventi chirurgici per l’asportazione della cataratta.

Si tratta di un intervento che nel corso degli anni e’ diventato sempre più sicuro e dal risultato prevedibile per il paziente e per il medico.

Numerose sono le evoluzioni tecniche che si sono susseguite nel corso degli anni.

Dapprima si è adottata un’anestesia più semplice da praticare (per il chirurgo) e soprattutto da subire (per il paziente) consistente nel solo utilizzo di un collirio, così come normalmente accade nel corso di una visita oculistica.

Successivamente e’ stato possibile minimizzare il trauma subito dall’occhio durante l’intervento.

Nel corso degli anni, infatti, sempre più sono andate riducendosi sia le dimensioni dei “tagli” corneali (fino ad arrivare a micro-incisioni minori di 2 mm) che la quantità di ultrasuoni utilizzati per la “facoemulsificazione” (frammentazione del cristallino).

 

L’evoluzione più significativa e’ però quella dovuta alle lenti intraoculari a tecnologia avanzata.

Si tratta di una lentina che viene impiantata in modo permanente all’interno dell’occhio al termine dell’intervento per ripristinare la capacità di messa a fuoco dopo la rimozione del cristallino catarattoso. Oltre alle classiche lentine mono-focali (che permettono cioè la visione nitida ad una sola distanza), sono oggi disponibili lenti intraoculari asferiche, toriche, multifocali ed accomodative.

Sono lenti tecnologicamente più avanzate che consentono di correggere durante l’intervento di cataratta anche l’aberrazione sferica delle lenti monofocali tradizionali, l’astigmatismo corneale pre-operatorio e la presbiopia, consentendo una visione agevole sia per lontano che per vicino.

Si tratta di lenti adatte circa al 30% dei pazienti affetti da cataratta che, pur richiedendo un maggior impegno sia al chirurgo (adeguata valutazione preoperatoria e selezione del paziente, accurato intervento di microchirurgia oculistica e idoneo follow up) che al paziente (costi, capacità di adattamento), promettono notevoli risultati in termini di performance visive e maggiore indipendenza da lenti correttive.

In altre parole, allo stato attuale dell’arte, tali dispositivi consentono una ridotta dipendenza postoperatoria dall’occhiale anche per vicino o nell’astigmatico elevato garantendo una visione “chiara” senza fenomeni ottici che possano ridurre la qualità dell’immagine (aloni, doppie immagini, abbagliamento, ridotta sensibilità al contrasto, problemi nella visione notturna).

Resta fondamentale però una adeguata valutazione prima dell’intervento per analizzare sia le condizioni oculari che lo stile di vita e le aspettative del paziente candidato a questo tipo di chirurgia.

Solo lo specialista potrà indicare in quali casi sarà possibile utilizzare le lenti “premium” come scelta ottimale per risolvere cataratta, presbiopia ed astigmatismo con un unico intervento chirurgico.

Informativa
Il Dott. Pietro Luchetti in qualità di Direttore Sanitario della struttura MVM Microchirurgia, di proprietà di "MVM Microchirurgia Srl" dichiara sotto la propria responsabilità che il messaggio informativo contenuto in questo sito è diramato nel rispetto delle linee guida contenute nelle "Direttive per l'autorizzazione della pubblicità e dell'informazione sui siti internet e per l'uso della posta elettronica per motivi clinici - Delibera n. 129 del 2007 del Consiglio Direttivo dell'Ordine dei Medici di Roma".