Nel dicembre 2019, 41 casi di polmonite di eziologia sconosciuta sono stati registrati a Wuhan, nella provincia di Hubei, in Cina. Il 7 gennaio 2020, il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie ha isolato e confermato il patogeno come un nuovo tipo di coronavirus, prelevato attraverso un tampone alla gola. Questo coronavirus è stato quindi nominato SARS CoV19 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il 25 gennaio 2020, l’OMS ha confermato che il virus si diffonde attraverso la trasmissione aerea da uomo a uomo e il 31 gennaio 2020 ha caratterizzato l’epidemia come un’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale (pandemia) . L’11 febbraio 2020, ha ufficialmente nominato l’infezione dovuta al virus come malattia coronavirus 2019 (COVID – 19).

E’ ormai risaputo che la trasmissione del virus avviene da una persona all’altra attraverso le vie respiratorie. In particolare sappiamo che parlando si liberano nell’aria migliaia di micro-goccioline di saliva (gocce di Flugge) contenenti il virus che possono contagiare le altre persone a uno-due metri di distanza, ma anche a sei metri di distanza dopo uno starnuto. Queste goccioline possono rimanere sospese in aria per più di mezz’ora con rischio sempre presente di contagio. Il contagio avviene quando le goccioline infette entrano in bocca o nel naso, ma avviene anche attraverso gli occhi, nello specifico, tramite le lacrime. Il film lacrimale è composto da tre strati che umettano l’occhio con funzioni di difesa, lubrificazione, pulizia e nutrimento. Le lacrime vengono poi convogliate, attraverso i canalini lacrimali situati nella parte interna delle palpebre, in naso e in gola. Se le goccioline infette vaporizzate in aria si appoggiano sugli occhi, possono quindi facilmente arrivare nelle vie respiratorie provocando contagio e infezione. Inoltre il virus può contagiare direttamente la mucosa congiuntivale e, la congiuntivite virale che ne scaturisce, può rappresentare uno dei primi sintomi della malattia. In caso di positività al virus, l’infiammazione colpisce generalmente un solo occhio causando arrossamento, lacrimazione ma, di solito, senza secrezione. A volte il virus potrebbe essere presente nelle lacrime senza manifestazioni oculistiche cliniche evidenti .

Attualmente, su 55924 casi confermati in laboratorio, congiuntivite e congestione congiuntivale sono presenti nello 0.8 % dei pazienti.

Siccome, il meccanismo di infezione delle congiuntive è lo stesso di molte malattie o congiuntiviti gravi e meno gravi, si consiglia, ai medici oculisti e a tutto il personale sanitario, in maniera molto rigorosa di non toccarsi gli occhi e il viso con le mani prima di averle lavate eseguendo un frequente lavaggio con acqua e sapone o con soluzioni a base di alcool.

Secondo recenti rapporti un gran numero di oftalmologi, durante la loro attività giornaliera, impegnati nella diagnosi e nel trattamento della malattie oftalmologiche, ha acquisito accidentalmente la patologia. Pertanto, molti medici, sospettano sempre di più che sia correlato al contatto con lacrime o secrezioni congiuntivali dei pazienti. Uno studio infatti ha riportato il caso di un medico infetto mentre lavorava senza protezione adeguata per i suoi occhi e più in generale per il suo viso.

Diventa quindi necessario proteggersi sempre utilizzando mascherine chirurgiche monouso, mascherine filtranti e con l’ausilio di occhiali protettivi; una certa protezione è data anche dai normali occhiali da vista e dagli occhiali da sole e si sono rilevate molto utili anche le visiere protettive.

 
 

Indispensabile è inoltre l’uso di schermi protetti per l’utilizzo in tutta sicurezza della lampada a fessura che, data l’elevata vicinanza al viso del paziente, rappresenta un notevole rischio per tutti gli oculisti. Esistono in commercio schermi protettivi, come quelli forniti gratuitamente dalla Zeiss, oppure si possono costruire in maniera autonoma seguendo il disegno riportato.

Per quanto riguarda i pazienti, oltre alle note raccomandazioni di non toccarsi il viso e di lavarsi frequentemente le mani, è bene sconsigliare l’uso delle lenti a contatto, specialmente quelle in silicone-Hydrogel, conosciute comunemente come lenti morbide, a causa della persistenza di eventuali particelle virali che, attraverso le mani, vengono trattenute nelle lenti a contatto per poi arrivare a raggiungere le vie respiratorie. In questo momento sono sempre consigliabili comunque lenti usa e getta giornaliere. Inoltre, secondo le indicazioni dell’American Academy of Opthalmology e della Società Oftalmologica Italiana, i pazienti che presentino segni e sintomi di una sospetta congiuntivite virale vanno isolati dagli altri pazienti, interrogati sugli eventuali altri sintomi quale febbre, tosse , difficoltà respiratoria, disgeusia, anosmia e sulla possibilità di essere stati a contatto con persone infette o se transitati nelle zone rosse. I casi sospetti vanno poi indirizzati presso i presidi competenti.

Attualmente non sono a nostra disposizione un gran numero di ricerche scientifiche o di dati clinici sulla congiuntivite da coronavirus ma, di recente, i ricercatori del Dipartimento di oftalmologia dell’Università di Zhejiang hanno condotto uno studio dal titolo “Evaluation of coronavirus in tears and conjunctival secretions of patients with Sars-Cov-2 infection”. Attualmente lo studio è stato accettato ed è in corso di pubblicazione . La ricerca conferma che il coronavirus, se presente nella parte anteriore dell’occhio, cioè la congiuntiva, sembra non dia sempre segni di congiuntivite quali arrossamento oculare, bruciori, prurito e lacrimazione. Quindi il virus potrebbe essere presente nelle lacrime senza che ce ne accorgiamo.

Nello studio in questione è stato preso in esame un piccolo campione di pazienti (30) valutando le lacrime e le secrezioni congiuntivali dei pazienti con infezione da SARS- CoV-2. E’ stato usato un test di carta bibula per ottenere lacrime e secrezioni congiuntivali dei 30 pazienti esaminati per poi poter eseguire il test RT-PCR standard. Solo in un paziente con congiuntivite è stato trovato due volte l’RNA virale nel fluido lacrimale e nela secrezione congiuntivale. La congiuntivite era caratterizzata da iperemia congiuntivale e secrezione acquosa. Il paziente non ha avuto febbre grave o sintomi respiratori nel momento della raccolta dei campioni e la malattia era in fase iniziale poiché i sintomi oculistici erano presenti da soli 3 giorni.

I risultati hanno mostrato che il virus esisteva nelle lacrime e nelle secrezioni congiuntivali dei pazienti con congiuntivite e che non vi era alcun virus nel sacco congiuntivale dei pazienti senza congiuntivite. L’attuale disinfezione di routine potrebbe comunque impedire la diffusione del virus; tonometro senza contatto, biomicroscopia a ultrasuoni, microscopio confocale corneale e altri strumenti no contact non dovrebbero essere veicoli di infezione..

Alcuni colliri sterilizzanti, per esempio quelli a base di ozono, hanno mostrato efficacia nell’eliminare il virus.

Schema comportamentale a studio oculistico

All’atto della prenotazione

Chiedere al paziente se ha sintomi respiratori o febbre ed in caso positivo, sconsigliare la visita. Chiedere sempre di venire con mascherina. Chiedere di limitare gli accompagnatori.

All’arrivo a studio

Non affollare la sala d’attesa e far uscire gli accompagnatori in esubero, far lavare le mani ai pazienti con il gel sterilizzante.

Durante la visita

Mantenere le distanze medio-paziente, usare guanti , protezioni oculari e mascherine,

mettere schermi protettivi alla lampada a fessura e usare colliri monodose .

E’ d’obbligo sterilizzare sempre il conetto del tonometro, la lente di Goldmann, gli occhiali di prova e le mentonierie.

Non toccarsi i propri occhiali con le mani

Alla fine della visita

Sterilizzare le apparecchiature, i poggiabraccia delle sedie, l’area della scrivania davanti al paziente, lavare con igenizzante ogni volte anche le maniglie dello studio e dei bagni. Passare anche la tastiera del bancomat e del campanello dello studio. Sterilizzare anche le penne e successivamente buttare i guanti .

In fine è doveroso ricordare che una delle tantissime vittime e probabilmente la più famosa è il medico Li Wenliang, che denunciò tra i primi l’insorgenza di questa nuova malattia e che era un medico oculista: venne richiamato ufficialmente dalla polizia per aver diffuso notizie allarmistiche e morì, il 6 febbraio scorso, dopo aver contratto il virus egli stesso.

Il comportamento di questo virus , come di tantissimi altri, ci ricorda quanto sia importante avere cura degli occhi e quanta differenza possano fare poche e semplici misure di precauzione.